Memorie dal Reparto N6 Regia Cora HerrendorfDomenica 22 Aprile alle ore 20:30 presso il Teatro Julio Cortazar in Via Della Ricostruzione 40, Pontelagoscuro (FE) andrà in scena l’anteprima del nuovo spettacolo del Teatro Nucleo “Memorie dal Reparto N°6” liberamente tratto dal racconto di Anton Checov con la regia di Cora Herrendorf, fondatrice della storica compagnia. In scena Daniele Giuliani (Attore, Operatore Teatrale e Formatore), diplomato presso la Scuola di Formazione per l’Interazione Teatrale nel Sociale “L’Attore Sciamano”, diretta dalla stessa regista dello spettacolo. Il disegno luci sarà curato da Franco Campioni (Accademia Internazionale della Luce).

La nuova produzione del Teatro Nucleo, in collaborazione con l’Associazione Sfumature In Atto di Firenze, aveva visto un primo studio nel 2015 presentato al Festival Della Salute Mentale di Firenze. La decisione di riprendere questo spettacolo si colloca in occasione del 40° anniversario della Legge 180, meglio conosciuta come Legge Basaglia, che ha voluto la chiusura definitiva e il superamento dell’istituzione manicomiale. “Una conquista di civiltà che rischiamo di perdere afferma la Regista dello spettacolo. Alla luce dei molti tentativi intrapresi negli anni passati di revisionare questa legge risulta uno spettacolo di grande attualità. Sin dall’inizio del suo percorso artistico, Cora Herrendorf ha dato il suo contributo nei contesti di terapia e recupero psicofisico mediante l’applicazione e l’insegnamento di tecniche di ricerca teatrale. Nel 1976 fu invitata a Ferrara dall’allora Direttore del Manicomio Antonio Slavich – membro del nucleo originario di Psichiatria Democratica guidato da Franco Basaglia – con lo scopo di introdurre attraverso il Teatro un elemento ulteriore di destabilizzazione dell’istituzione manicomiale. “Asylum, il manicomio delle attrici” del 2012, sua penultima regia dedicata al tema, porge al contempo un omaggio all’arte poetica e alla vicenda esistenziale di Alda Merini.

Con “Memorie dal Reparto n. 6” si torna tra le mura di un manicomio, alla ricerca delle verità di quei corpi e di quelle voci da sempre ridotti al silenzio. L’operazione è quella di portare al centro della scena le emozioni che si nascondono tra le righe della storia scritta dal grande Checov. Un mettere in luce le zone d’ombra della nostra società, sulla cinica violenza delle istituzioni “totali” che rendono folle, diseredato, emarginato, chiunque si trovi a depositare lì, fiduciosamente o per costrizione, la propria vita.

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