Visioni di un Monaco Nero

Visioni di un Monaco Nero da Anton Cechov

VISIONI DI UN MONACO NERO
Tratto dal racconto di Anton Cechov

Regia e Drammaturgia 

Daniele Giuliani

Con

Gabriela Bogdan, Michele Branda, Sofia Gemmani, Daniele Giuliani

Disegno Luci

Franco Campioni (Accademia Internazionale della Luce)

Foto di scena

Davide Gemmani

PRODUZIONE

SFUMATURE IN ATTO

Residenza Artistica

AttoDue – Laboratorio Nove

“Fortunati Buddha, Maometto e Shakespeare che non avevano caritatevoli parenti e dottori pronti a curarli delle loro visioni!”

Anton Cechov

 

 

Una fiaba per adulti, 

un professore universitario, 

stanco ed esaurito si rifugia in un dialogo delirante con un Monaco Nero. 

Terrore e paura lasciano ben presto spazio alla megalomania alimentata dalle lusinghe del Monaco.

Gli affascinanti ed elevati contenuti inconsci si scontrano con una realtà bieca e terrena, che non lascia spazio a nessuna chimera di redenzione.

Nessuna sintesi, nessuna integrazione, nessuna espansione di coscienza, nessun dialogo interiore per questo protagonista schiacciato tra quotidianità e immaginazione.

Ho scritto il “Monaco Nero” senza alcuna idea melanconica, ma con fredda meditazione. M’era semplicemente venuta voglia di presentare la megalomania. Il monaco poi che vola attraverso i campi, me lo sono sognato …”

Anton Cechov

da una lettera ad Aleksej Suvorin,

25 gennaio 1894.

 SINOSSI

Pubblicato per la prima volta il 5 gennaio del 1894, il Monaco Nero narra la vita di Andrej Vasilic Kovrin, un professore universitario che esaurito dal troppo lavorare, decide di prendersi un periodo di vacanza in campagna accettando l’invito del suo ex tutore Egor Pesockij, un orticultore che vive con la figlia Tanja. Durante la vacanza sarà però ossessionato dalla leggenda di un Monaco Nero, con il quale dopo i timori iniziali intraprenderà un dialogo allucinatorio che a poco a poco gli farà perdere di vista la realtà convincendosi di essere un genio, un eletto del signore. Esaltato da questa forza oscura e dalle allusioni del padre della giovane e modesta Tanja, si innamora e decide di sposarla andando a vivere con lei. Kovrin, prendendo sempre più confidenza con le visioni del Monaco Nero e spinto dall’amore per Tanja, si perde completamente nei suoi deliri, fino a quando ella non si accorge del suo stato e gli consiglia di curarsi.

Lui, ascolta i suoi consigli, si lascia curare, e smette di vedere e di parlare con il Monaco Nero. Ma smette anche di provare piacere e interesse per la vita.

Annebbiato dai farmaci e offuscato dalla monotonia della vita quotidiana muta di carattere, irritandosi per ogni sciocchezza, e si impigrisce sempre di più fino a lasciarsi con Tanja che lo considera ormai irrimediabilmente pazzo.

Fortunati Buddha, Maometto e Shakespeare che non avevano caritatevoli parenti e dottori pronti a curarli delle loro visioni!”

La vita scorre accanto al protagonista del racconto, il quale in balia degli eventi e gravemente ammalato, ripudia i suoi dialoghi con il Monaco Nero ma non trova una mediazione tra le istanze interne ed esterne che caratterizzano la sua vita, e ne rimane schiacciato.

Solo alla fine del racconto, quando il protagonista muore a causa della tubercolosi polmonare, il Monaco Nero riappare, rimproverandolo di non aver dato ascolto alla sua voce.

Se tu mi avessi creduto allora quando ti dicevo che eri un genio, non avresti vissuto questi due anni in modo così triste e meschino.”

Il protagonista muore ascoltando queste parole che gli disegnano un sorriso sulla bocca.

Questo progetto è parte integrante di un progetto più ampio che vede Daniele Giuliani, il regista dello spettacolo, impegnato da anni come attore in un monologo tratto da un altro racconto di Cechov, dove si affronta il tema della follia, ovvero il “Reparto N°6” con la regia di Cora Herrendorf, produzione Teatro Nucleo (Ferrara).

NOTE DI REGIA

A differenza del suo modo di concepire la letteratura, prediligendo sempre gli aspetti reali e osservabili della vita, in questo racconto Cechov crea un cooprotagonista fantasmagorico, un’allucinazione. Ed è proprio su questo rapporto delirante tra i due protagonisti che si sviluppa la drammaturgia dello spettacolo.

Poco conosciuto al pubblico teatrale e mai messo in scena in Italia, questo testo ricco di immagini poetiche diviene un’occasione per riscoprire la contemporaneità e il linguaggio universale di questo grande autore russo.

Il grande scrittore russo in Italia è molto più famoso e apprezzato per le sue opere teatrali, mentre i suoi racconti restano meno conosciuti e quasi mai messi in scena, ma non per questo sono di secondaria importanza, anzi, al contrario troviamo che siano una fonte di poesia per il ventunesimo secolo.

Al di là della sua frustrante realtà di professore universitario, Kovrin cerca una verità che non ci è data di conoscere. Ci interessa soprattutto l’aspetto immaginifico di questo personaggio, che cerca gratificazione ed espressione di sé in una dimensione parallela: non più tra le pagine dei libri o nei ruoli sociali ma in altre dimensioni imparentate con la follia, che appaiono molto più seducenti e soddisfacenti della realtà quotidiana, ma che nascondono pericoli esistenziali di portata devastante.

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